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La preghiera di perdono degli Aztechi

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La preghiera di perdono



La preghiera di perdono

Un antica preghiera di perdono o di benedizione del popolo Azteco

La preghiera di perdono o d’antica benedizione, originariamente era in Nahuatl, la lingua parlata dagli Atzechi.

Gli Aztechi, una grande civiltà precolombiana, comunicavano in lingua Nahuatl, un idioma chiamato anche “la lingua uto-aztecha”.

Il Nahuatl era parlato nel settimo secolo in Messico centrale ed apparteneva alle lingue native americane del nord e centro America.

La preghiera del perdono riguarda la remissione, l’affetto, il distacco e la liberazione da una persona, più persone o situazioni che possono bloccare la crescita dell’individuo. 

Oggi la preghiera del perdono, può essere usata nelle Costellazioni Famigliari Sistemiche , ha un significato e scopo molto simile alla pratica di armonizzazione del Ho’oponopono, per la riconciliazione e il perdono interiore.

 




La preghiera di perdono

“Io libero i miei genitori dalla credenza che loro abbiano fallito con me.

Rilascio i miei figli dal bisogno di portarmi l’orgoglio, lascio che scrivano il loro cammino secondo i loro cuori, che sussurrano tutto il tempo nelle loro orecchie.

Libero il mio partner dall’obbligo di completare me stesso.

Non mi manca niente, imparo con tutti gli esseri, tutto il tempo.

Ringrazio i miei nonni e antenati che si sono uniti per farmi respirare la vita oggi.

Li libero dai fallimenti del passato e dai desideri irrealizzati, consapevoli di aver fatto del loro meglio per risolvere le loro situazioni all’interno della coscienza che avevano in quel momento.

“Vi onoro, Vi amo e Vi riconosco come innocenti”

Mi spoglio davanti ai tuoi occhi, sai che non nascondo o devo nulla oltre che essere fedele a me stesso e alla mia stessa esistenza e, camminando con la saggezza del cuore, sono consapevole di realizzare il mio progetto di vita, libero da lealtà familiari visibili ed invisibili che potrebbero disturbare la mia Pace e Felicità, che sono le mie uniche responsabilità.

Rinuncio al ruolo di salvatore, di essere uno che unisce o soddisfa le aspettative degli altri.

Imparando che solo attraverso l’AMORE, posso benedire la mia essenza, il mio modo di esprimermi, anche se qualcuno potrebbe non capirmi.

Comprendo me stesso, perché solo io ho vissuto e vivo la mia storia; perché conosco me stesso, so chi sono, cosa provo, cosa faccio e perché lo faccio.

Io rispetto e approvo me stesso.

Onoro la Divinità in me e in te.

Siamo liberi. “

 

@DrTraverso  Traduzione ed adattamento   copyright 2018

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